TAPPA 18: S. G. ROTONDO – MONTE SANT’ANGELO

 E’ IL CUORE CHE CONTA


Profilo altimetrico
DATA:  1 dicembre 2015 VELOCITA’ MEDIA: 9,3 km/h
PARTENZA: San Giovanni Rotondo, Piazza S. Maria delle Grazie TEMPO DI VIAGGIO: 2h.28′
ARRIVO: Monte Sant’Angelo, Santuario S. Michele Arcangelo PENDENZA MEDIA (%): 5,0
DISTANZA (KM): 24,5 METEO SUL PERCORSO: Sereno
DISLIVELLO (MT): 721 TEMP.(°C): 8-14
Note:
Non facile svegliarsi oggi.  La stanchezza accumulata si fa sentire e vorrebbe inchiodarti a letto, ma abbiamo diversi impegni.  Il primo e’ la colazione presso la pasticceria di Serena, la cugina di Giusy, bella al punto di ingenerare il sospetto che qui le bambine vengano prodotte con parti di bambola.  Già, ma chi è Giusy, chiederà qualcuno?  E’ l’affascinante “first-lady” del sindaco occulto di San Giovanni Rotondo, gran pilota e pedalatore, benvoluto da chi sa vivere – mica quello, con la fascia tricolore, che lascia congelare gli alunni delle scuole elementari!

Dopo un caffe’ e un ottimo cornetto integrale al miele, ci prepariamo a partire.  Come preannunciato, per questa tappa finale, al trio si e’ aggiunto Luigi, altro amico fraterno di Luca e atleta di grandissima preparazione.  Dopo pochi minuti siamo fuori dall’abitato, pedalando di buona lena, avvolti dall’ennesima, splendida giornata di sole.  Qualche chilometro in discesa quasi rettilinea, e quindi alcuni tornanti in salita, tra brulle pietraie, appezzamenti a maggese e tranquilli pascoli. Di nuovo discesa.  Desiderosi di raggiungere al piu’ presto la meta, e ansiosi di raccordarci al sentiero sterrato, che e’ una pista “francigena Doc”, teniamo alta la media, superando in certi tratti i 50 km/h.

Luca si ferma per qualche istante a regolare i freni posteriori, che in certe condizioni fischiano come un Freccia Rossa, mentre ci accorgiamo di essere vicini al bivio per il tracciato francigeno.  Sara’ un percorso off-road e Luca ci consiglia di abbassare la pressione delle gomme, operazione che effettua anche lui, inserendo un oggetto appuntito sulle valvole.  Fa strano vederlo, di proposito, sgonfiare la sua gomma posteriore, abituati come siamo ad assistere a una foratura per diemJ

Il navigatore dice che siamo a circa sette chilometri dalla meta, e imbocchiamo la salita a destra, lasciando l’asfalto con rinnovato entusiasmo.  Luca e Luigi sono nel loro elemento, e avanzano tra le pietre come stambecchi, indifferenti ai cambiamenti di pendenza.  Corrado, col suo fisico da stuntman, si difende come può e io al solito dietro a tutti, ma – devo dirmi da solo – oggi meno distaccato dei giorni scorsi.

E’ bello realizzare che anche Luigi ha qualche caratteristica umana, quando lo vedo disteso sull’erba dopo una rampa particolarmente impegnativa.

Non solo dal punto di vista tecnico, ma anche paesaggistico, questi ultimi chilometri sono straordinari.  Si passa dalla pietraia al fango, dall’angusto sentiero nel bosco all’erba di pascolo.

A un certo punto il tratturo raggiunge un cancello (Lu uato nel dialetto locale), sostanzialmete del filo spinato su un traballante telaio in legno.  Luca, aprendolo con cautela, richiama la nostra attenzione sullo scenario, ben diffuso nell’area, come probabilmente altrove: recinzioni e cancelli venivano usualmente posti in opera dagli allevatori, che motivavano la cosa con l’esigenza di evitare che il loro bestiame sconfinasse.  Dopo qualche anno, pero’, generalmente consigliati da qualche azzeccagarbugli locale, costoro reclamavano l’acquisita proprieta’, ope legis, dell’appezzamento recintato.  Non paghi di avere sottratto un terreno alla comunita’ per effetto di un evidente baco del diritto, difendevano (e difendono) tali confini con piglio feroce.  La cosiddetta “faida garganica”, che negli anni ha provocato decine di morti ammazzati, trasse origine proprio da sconfinamenti di bestiame da un appezzamento all’altro, con sbrigativi regolamenti di conti a seguire.

Continuando a salire, sulla destra si apre un luccicante scenario marino: in basso è ben visibile Manfredonia e la costa a sud del promontorio.  Più avanti facciamo una breve sosta alla chiesetta di Santa Maria, sovrastata da una cresta in roccia sulla cui sommità è posta una croce.  Il panorama toglie il fiato, e la visibilità verso nord è illimitata.  Qualche foto e ripartiamo, ormai in dirittura finale.   Dopo aver raggiunto la sommità di Monte degli Angeli, che ospita diversi complessi di antenne e ripetitori, il sentiero comincia a scendere.   Approfittiamo di antichi ruderi per scattare qualche foto, includendo anche Raffaele, un simpatico pastore incrociato lungo la strada.

Giungiamo a Monte Sant’Angelo dall’alto, costeggiando il castello e imboccando la gradinata che porta al santuario di San Michele Arcangelo.  Alle 12 e 30 il complesso chiude e abbiamo quindi solo una manciata di minuti per far tutto.  Luigi resterà a controllare le biciclette, mentre Luca, Corrado e io scendiamo velocemente la scalinata angioina, fino alla grotta.   Salutiamo il sacerdote polacco all’ingresso e gli porgiamo le credenziali, che timbra e firma con fare solenne.  Estraggo di tasca il rosario che il mio amico Michele mi aveva affidato – ricorderete – alla partenza, perchè venisse benedetto nella grotta del suo omonimo santo, e il religioso prontamente estrae l’aspersorio, recitando la formula rituale.  Il rosario mi viene riconsegnato e mi cresce prorompente un sentimento di immensa soddisfazione.  Abbiamo raggiunto la meta prefissata e portato a termine l’incarico.  A tratti è stata dura, ma tutto è andato straordinariamente bene.  Affiatamento, amicizia, collaborazione, stima, sinergia.   Ingredienti già presenti alla nostra partenza da Piazza San Pietro – in parte consolidati, in parte in nuce – ma ora ai livelli piu’ alti.  E siccome i beni intangibili sono difficilmente misurabili, noi del trio di pellegrini a due ruote ci sentiamo di avere acquisito, e con immense piacere, anche Luigi.  E’ tutta una questione di cuore.  Se batte per un’ideale, per il prossimo, per un progetto, la capacità di farsi nuovi amici trascende ogni tempistica.  Lungo i 540 chilometri del percorso abbiamo incontrato diverse persone straordinarie: non solo gli uomini di fede che abbiamo menzionato nei report precedenti, ma anche gente apparentemente semplice che si è messa nella condizione di farsi conoscere, così com’era, da altre persone di cuore.  Più ci stavamo avvicinando alla meta, più ne abbiamo conosciute di queste persone speciali, anche se può sorgere il dubbio che sia semplicemente aumentata la nostra predisposizione a individuarle.  In questo senso Luca è un addensatore di persone di cuore: dal primo istante i suoi amici ci hanno accolto come fossimo loro fratelli, e oggi Giuseppe, con Ivano, anche lui di San Giovanni, ha impegnato buona parte della giornata per portare un furgone e un’auto a Monte Sant’Angelo, allo scopo di riportare noi e le nostre biciclette alla casella di partenza, l’hotel, dove ci aspettava la più desiderata doccia della storia.  Chi o cosa dovremmo rappresentare noi per loro?  Amici di Luca?  Compagni di viaggio?  Naaaaa!  C’è molto di più.  C’è un cuore, ci sono dei cuori che battono così forte che li puoi quasi sentire.  Lo stesso cuore che impazzava sulle salite del beneventano, e che al ristorante, davanti al piatto fumante di tagliatelle, marcia tranquillo, ora batte all’unisono con il cuore di ognuno di questi nuovi amici.  Per portare al successo avventure grandi, o piccole come la nostra, per interagire con gli altri e restare in armonia con l’ambiente e l’universo c’è una sola certezza: è il cuore che conta.  Grazie a tutti i protagonisti di questo viaggio per avercelo fatto capire.


6 commenti

  1. Il messaggio di Giusy, affidato al proprietario di Opus Wine:
    CONGRATULAZIONI!
    AVETE TERMINATO QUESTA PARTE DEL CAMMINO CON IMPEGNO E SENZA MAI MOLLARE CON UN UNICO OBIETTIVO:RESTARE SEMPRE UNITI!
    NON SI VA SULLA VIA FRANCIGENA PER FARE UNA SEMPLICE PASSEGGIATA….NON SI CAMMINA SOLO CON LE GAMBE MA SOPRATTUTTO CON IL CUORE….PIAN PIANO IL CAMMINO PRENDE FORMA AVVOLGENDO TUTTI IN UN ABBRACCIO E FACENDO RISCOPRIRE VALORI COME LA FRATELLANZA, LA CONDIVISIONE, IL VOLERSI DAVVERO BENE.
    SONO DAVVERO FIERA DI VOI. ….GIUSY

  2. Ho seguito su indicazione del “CAP” le 18 tappe. Mi permetto di lasciare un commento. Elogio all’ispiratore e trascinatore per la coinvolgente idea di questo viaggio. Congratulazioni all’attento annotatore per aver tradotto in parole gli intensi momenti di questo viaggio. E omaggi al fotografo per aver colto immagini e sfumature vive di questo viaggio. Cammino percorso con l’anima. Gerusalemme non è poi così lontana!!!

    • Grazie Rossella, per un commento così centrato sullo spirito della nostra avventura. Rimani sintonizzata, magari un giorno le nostre strade si potrebbero incrociare:-)

      • Sa Sig. “RIK”, (mi permetto tanta confidenza) il suo collega “CAP” mi ha incuriosito nonchè ispirato molto con il mito e lo spirito de la “Via Francigena”. Oggi ne ho parlato con un mio amico …. impressionista di ogni immagine della natura in movimento. Lui mi chiedeva di nuovi paesaggi da esplorare e immortalate….. e insieme si è ipotizzato di aggregarsi la prossima buona stagione ad un gruppo di viandanti. Semmai percorrendo il vostro stesso cammino, alla ricerca della semplicità, attraverso il nostro meraviglioso sud. Sa indicarmi a chi rivolgermi? Grazie e….. Bluesky

  3. Certo Rossella, ti consiglio di connetterti al sito della Via Francigena del Sud

    http://www.viefrancigenedelsud.it/it/

    Che è stato il nostro principale riferimento per il tracciato e l’ospitalità. Contiene anche diversi altri link utili. Se hai altre domande, siamo qui. Curiosità, chi è questo mio amico del CAP?

    • SIG.RIK….. GRAZIE X IL LINK….. IN EFFETTI LO STESSO ME LO AVEVA INDICATO IL “CAP” PRIMA DELLA VOSTRA PARTENZA. DEVO ASSOLUTAMENTE APPROFONDIRE E INIZIARE A REDIGERE PROGRAMMA E TABELLA DI MARCIA. KI E’ IL SIG. “CAP”? “IL CAPITANO DELLA MISSIONE VALCHIRIA” ….. SCHERZO….. IL SUO COLLEGA BLUESKY. PS: MI PERMETTO DI LANCIARLE UN IDEA….. XK’ NN CREA UNA SLIDESHOW CON LE PIU’ BELLE IMMAGINI DI CIASCUNA TAPPA CON SOTTOFONDO DEI PINK FLOYD? IO HO FOTOMONTATO LE MIE PICCOLE ESCURSIONI CON I BRANI DEI PINK FLOYD E L’EFFETTO E’ RISULTATO ANCOR PIU’ EMOZIONANTE. GRAZIE PER L’ATTENZIONE

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